Cavagna sui brevetti in comunione

Il Giornale dell’Ingegnere pubblica un articolo sulla proprietà in comunione dei brevetti di Gilberto Cavagna, partner di Andersen esperto nella protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

Cavagna spiega che la proprietà in comunione dei brevetti è sottoposta a una disciplina particolare ed è soggetta ad alcune criticità. Nell’articolo analizza anche le soluzioni che può adottare il singolo titolare.

Se un diritto di proprietà industriale appartiene a più soggetti, le facoltà relative sono regolate, salvo convenzioni in contrario, dalle disposizioni del Codice Civile relative alla comunione in quanto compatibili. Tuttavia, l’applicazione ai beni immateriali, come il brevetto, di norme originariamente pensate per beni materiali è stata criticata.

Inoltre, lo sfruttamento dei diritti di proprietà industriale in comunione risulta un aspetto problematico della disciplina. Il Codice Civile si limita a prevedere che  “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

Cavagna ha analizzato le diverse opzioni riguardanti le cessioni e le licenze del diritto condiviso.

Per quanto riguarda la cessione di un bene in comunione, è necessario il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di alienazione, secondo l’art. 1108 comma 3 c.c..

Per la concessione in licenza di una privativa industriale, vi sono diverse scuole di pensiero, ma in giurisprudenza è stata ritenuta necessaria la maggioranza qualificata dei contitolari.

La cessione di una singola quota a un altro soggetto, invece, è sempre libera, mentre la cessione in licenza della singola quota è perlopiù negata.

Infine, l’eventuale scioglimento della comunione può essere richiesto in qualsiasi momento.