Brexit: gli effetti di un “no deal”

Il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea il 31 gennaio 2020 dopo averne fatto parte per ben 47 anni. Nell’accordo di recesso si è previsto un periodo di transizione che terminerà il 31 dicembre 2020 durante il quale continueranno ad applicarsi le regole dell’Unione Europea dopo di che il Regno Unito diverrà ufficialmente un paese terzo.

I negoziati sull’accordo di partenariato volto a disciplinare le future relazioni tra l’UE ed il Regno Unito sono ancora in corso ma con il concludersi dell’anno e diverse tematiche ancora irrisolte l’ipotesi di un “no dea” tra i due paesi sembra inevitabile, tanto da portare la stessa Commissione Europea ad affermare nel suo recente comunicato stampa che “vi è una notevole incertezza sulla possibilità che al 1º gennaio 2021 un accordo sarà in vigore”.

Cosa dovremo quindi attenderci dal 1° gennaio 2021? ll 9 luglio scorso in una comunicazione dal titolo “Prepararsi alla svolta” la Commissione ha pubblicato una panoramica dettagliata dei principali settori che saranno inevitabilmente colpiti (con o senza accordo) dall’uscita del Regno Unito dall’Unione e tra gli effetti negativi in caso di recesso senza un accordo formale tra UK e UE vi sono le conseguenze in relazione al regima IVA applicabile alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi poste in essere tra i due paesi.

Cessioni di beni

Dal 1° gennaio 2020 al Regno Unito non sarà più applicabile la direttiva sul sistema unionale d’imposta sul valore aggiunto (”Direttiva IVA”) né la direttiva che ne regola il rimborso IVA. Questo comporta che i soggetti che attualmente acquistano merci dal Regno Unito e le immettono sul mercato dell’UE saranno qualificabili come importatori mentre quelle che attualmente distribuiscono prodotti nel Regno Unito saranno da individuare come esportatori.

Le cessioni e i movimenti di beni tra l’UE e il Regno Unito saranno quindi soggetti al codice doganale e pertanto sottoposti a controlli di conformità da parte dell’Amministrazione competente. Con riferimento alle importazioni nel territorio dell’UE, a norma dell’articolo 94 della Direttiva IVA, l’imposta sarà dovuta al momento dell’introduzione delle merci dal Regno Unito nel territorio IVA dell’Unione europea, al tasso applicabile alle cessioni degli stessi beni del paese comunitario. La base imponibile sarà quindi costituita dal valore della merce in dogana, a cui si andranno a sommare le imposte, dazi, prelievi nonché spese accessorie di trasporto, di assicurazione, ecc.

Anche le esportazioni saranno soggette al codice doganale europeo e soggette a verifica da parte dell’Amministrazione doganale prima di lasciare il territorio comunitario. In questo caso i beni saranno esenti dall’IVA secondo quanto stabilito dall’articolo 146 della Direttiva ed al soggetto esportatore spetterà l’onere di provare che i beni abbiano lasciato effettivamente il territorio comunitario. Rileva far notare che alle spedizioni ed ai trasporti di beni verso o provenienti dal Regno Unito ed iniziate prima della fine del periodo di transizione ma conclusesi dopo il 31 dicembre, troverà applicazione l’articolo 51, paragrafo 1, dell’accordo di recesso secondo il quale queste operazioni saranno ancora considerate operazioni intracomunitarie e non ricadranno quindi nella normativa che regolano le esportazioni e le importazioni.

Prestazione di servizi

A subire le conseguenze di un “no deal” saranno anche quei settori per i quali l’esercizio delle loro attività è subordinato a licenze rilasciate dalle autorità del Regno Unito. A partire dal 1° gennaio 2021 tali autorizzazioni non saranno più valide nell’Unione Europea e per accedere al mercato comunitario i prestatori di servizi ed i professionisti stabiliti in UK dovranno dimostrare il rispetto di tutte le norme, procedure e/o autorizzazioni subordinate all’esercizio dell’attività per i soggetti non residenti.

Saranno quindi gravemente colpite le attività dei servizi finanziari, dei media audiovisivi e dei servizi energetici. Non saranno risparmiate neppure i servizi di trasporto su strada che se stabiliti nel Regno Unito dal 1º gennaio 2021 non saranno più titolari di una licenza comunitaria e pertanto, non potranno più beneficiare dei diritti di accesso automatici al mercato unico che tale licenza comportava.

In ottica IVA il diritto dell’Unione prevede regimi che differiscono in base al luogo in cui il servizio si considera effettuato. La direttiva IVA ne rimanda l’individuazione in base a diversi fattori quali la natura del servizio, la natura del committente, il luogo in cui il servizio è effettivamente prestato ecc. Risulta difficile quindi dare una panoramica completa di tutte le regole relative al “luogo delle prestazioni di servizi” in vigore dal 1° gennaio 2020. Semplificando: se il luogo delle prestazioni di servizi sarà situato in uno Stato membro, la prestazione sarà soggetta all’IVA in quello Stato membro in forza e alle condizioni della Direttiva IVA. Se invece il luogo della prestazione di servizi sarà situato nel Regno Unito (o in un altro paese/territorio terzo), la prestazione non sarà soggetta all’IVA dell’UE.