Trasferimenti di sede sociale «in entrata»: criteri per la determinazione del valore di ingresso

Con la risoluzione n. 92/E del 5 novembre 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla determinazione dei valori in ingresso nell’ipotesi di trasferimento all’interno del territorio dello Stato della sede di una società estera.
Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda un’ipotesi di fusione per incorporazione in entrata, avvenuta nel corso del 2018, di una società residente in un Paese white list.
Nello specifico, era stato chiesto all’Agenzia delle Entrate se in tale fattispecie il valore di ingresso delle attività e delle passività trasferite in Italia per effetto dell’operazione straordinaria potesse essere rinvenuto automaticamente nel valore attribuito in sede di determinazione dell’exit tax dovuta nello Stato di provenienza, essendo quest’ultimo conforme ai criteri elaborati dall’OCSE per l’individuazione del prezzo in coerenza con il principio di libera concorrenza (c.d. arm’s length principle).
Al riguardo, l’Amministrazione osserva che la norma di riferimento è l’articolo 166-bis del Tuir, rubricato “Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato”, introdotto dal decreto internazionalizzazione (Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 147) e di recente modificato dal decreto legislativo 29 novembre 2018, n. 142.
La disposizione in esame reca, infatti, una disciplina specifica per valorizzare, ai fini delle imposte dirette, i beni che accedono per la prima volta nel nostro ordinamento, risolvendo il problema dell’individuazione dei criteri da utilizzare per attribuire il valore di ingresso agli asset dei soggetti che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia.
Secondo l’Agenzia, in ottemperanza alla norma citata, i valori fiscali di ingresso per le società che si trasferiscono in Italia sono assunti nel valore corrente (o nel valore normale, ai sensi dell’art. 9 Tuir, trattandosi nel caso di specie di un trasferimento avvenuto nel 2018, prima delle modifiche apportate all’art. 166-bis del TUIR dal DLgs. 142/2018).
Sul piano soggettivo, la norma riguarda tutti coloro che provengono da Stati o territori che consentono un adeguato scambio di informazioni ai sensi delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con la Repubblica italiana.
Il valore normale è pertanto il criterio di misurazione prescelto dall’articolo 166-bis del Tuir la cui ratio è evitare che plusvalori o minusvalori dei beni maturati interamente all’estero influiscano sulla determinazione del reddito imponibile in Italia.
Secondo quanto affermato dall’Agenzia, tali criteri si rendono applicabili non solo nel caso di trasferimento “vero e proprio” della sede in Italia, ma anche nei casi di trasferimenti che avvengono nel contesto di operazioni straordinarie (nel caso specifico, a seguito di fusione).

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