Art. 2476, co. 2, c.c. e società holding. Tra esercizio legittimo del diritto e abuso dello stesso

Come noto, l’art. 2476, co. 2, c.c. prevede un diritto di informazione/ispezione, a favore dei soci di una società a responsabilità limitata che non partecipano all’amministrazione sociale, che si concretizza nella facoltà di richiedere all’organo gestorio della società informazioni, notizie e documentazione inerente allo svolgimento degli affari sociali. E’ altrettanto pacifico che l’esercizio potestativo di tale diritto, salvo i limiti generali dell’abuso del diritto, non richieda necessariamente che la richiesta da parte del socio si fondi su una valutazione di utilità o sia prodromica all’esercizio di un’azione di responsabilità.

Se sino a qualche anno fa il profilo preso maggiormente in considerazione dalla giurisprudenza riguardava la necessità di contemperare l’interesse del socio ad essere informato con quello, opposto, della società a mantenere riservate le proprie informazioni “sensibili” e riservate, dopo che la giurisprudenza maggioritaria ha risolto il contrasto a favore del socio, il mutamento del ruolo sociale assunto dalle S.r.l. nel tessuto socio-economico italiano ha spostato la centralità del dibattito.

Infatti, bisogna tenere in considerazione che questo diritto potestativo attribuito ad ogni singolo socio nasce originariamente in una logica che caratterizza la S.r.l. come una sorta di società di persone a responsabilità limitata, in cui si enfatizza l’aspetto della partecipazione dei singoli soci. L’ampia diffusione della S.r.l., non solo tra le piccole e medie imprese, unitamente alle recenti disposizioni normative che hanno maggiormente orientato questo tipo di società al mercato dei capitali, porta questo istituto su un piano diverso e più ampio che riguarda non solo direttamente la società coinvolta, bensì tutte le società che questa controlla, laddove il patrimonio della società annoveri delle partecipazioni.

Per le ragioni sopra brevemente illustrate, oggi il tema maggiormente discusso concerne i limiti del diritto potestativo del socio nella circostanza in cui la società in relazione alla quale il socio abbia esercitato il diritto di ispezione – quindi direttamente soggetta al controllo – controlli a sua volta ulteriori società. Appare chiaro che in una circostanza di questo tipo  il quesito è se il diritto di verifica del socio si estenda o meno anche alle società controllate della società immediatamente soggetta al controllo. La criticità del quesito è ancora maggiore se si considera che ad essere controllate possono anche essere delle società per azioni che, come noto, ontologicamente non attribuiscono direttamente ai propri soci diritti di verifica ed ispezione tipici delle S.r.l.

La sentenza

La sentenza della sez. Imprese del Tribunale di Torino del 5 marzo 2019 rappresenta la prosecuzione di un orientamento di maggiore apertura – inaugurato dalla sentenza del 2017 della sez. Imprese del Tribunale di Milano – secondo il quale il diritto potestativo di ispezione del socio esercitato sulla società controllante può essere esteso alle società da questa controllate se la gestione di queste ultime sia accentrata in capo alla propria controllante.

Quanto sopra è chiaramente espresso da un passaggio della sentenza in esame, la quale individua il perimetro del diritto di verifica del socio nella documentazione “ragionevolmente necessaria ovvero in concreto esaminata/utilizzata per l’esercizio delle proprie funzioni dall’organo amministrativo della società soggetta al potere di ispezione e conseguentemente da reputarsi nella materiale disponibilità giuridica della stessa”.

Rimane comunque problematico, nel caso concreto, definire cosa di preciso l’organo amministrativo della controllante debba conoscere relativamente alla gestione delle controllate. Sicuramente, in linea teorica e generale, si potrebbe fare riferimento alle scelte gestionali/strategiche generali della controllata ma non anche alle singole attività operative di attuazione delle predette scelte.

Il riferimento alla gestione accentrata, quale criterio per determinare la “profondità” del diritto di verifica del socio si caratterizza sicuramente per il pregio di risolvere un conflitto tra contrapposte esigenze, ma d’altra parte è certamente un elemento delicato che deve essere valutato attentamente, di volta in volta, alla luce dell’ampiezza della concreta autonomia imprenditoriale della società controllata.

La necessità di ancorare il criterio di cui sopra al dato fattuale e concreto è confermato da una recente sentenza della Sez. Imprese del Tribunale di Torino, anch’essa del 2019, che ha fatto riferimento all’oggetto sociale ed all’attività effettivamente svolta dalla controllante.

Carlo Riso