Andersen Employment Insight – febbraio 2024
Il team europeo di diritto del lavoro di Andersen è composto da avvocati specialisti e consulenti fiscali che guidano proattivamente aziende nazionali ed internazionali in vari settori. I professionisti assistono il cliente durante tutta la durata del rapporto di lavoro dalla firma del contratto alla cessazione dello stesso. La newsletter mensile Andersen Employment Insights fornisce una panoramica degli ultimi sviluppi in materia di legge sul lavoro, linee guida, giurisprudenza e accordi collettivi di vari paesi. L’approfondimento di febbraio riporta i contributi provenienti da 20 diverse giurisdizioni europee.
Gli esperti italiani guidati dal partner Uberto Percivalle, concentrano la loro attenzione sulle novità contenute nella legge di bilancio 2024 in particolare sulle norme pensionistiche e la riduzione dei costi del lavoro.
Legge 2024 sul Bilancio e norme pensionistiche
La Legge di Bilancio ha delineato le norme applicabili nel 2024 in materia di pensionamento, tra cui:
- definizione del pensionamento per anzianità – con un’età di almeno 67 anni e almeno 20 anni di contributi pensionistici
- definizione del pensionamento anticipato – con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e un’età di almeno 64 anni
- pensionamento anticipato “Livello 103” – età di 62 anni + 41 anni di contributi, ma soggetto a limitazioni del pagamento pensionistico
- pensionamento anticipato “Opzione Donne” – età di 61 anni + 35 anni di contributi, ma soggetto a condizioni critiche di disabilità, o assistenza, o grave crisi aziendale che interessa l’azienda datrice di lavoro
Legge 2024 sul Bilancio e riduzione dei costi del lavoro
La Legge di Bilancio ha previsto alcune misure volte a ridurre i costi del lavoro e/o aumentare il valore per i dipendenti. Tra queste:
- una riduzione del 6% della quota di contribuzione sociale a carico dei dipendenti per stipendi che non superano i 2.692,00 euro mensili e una riduzione del 7% per stipendi che non superano i 1.923,00 euro mensili
- un limite del 5% all’imposta sul reddito per incentivi non superiori a 3.000 euro lordi
- esenzione fiscale su determinati benefici forniti ai dipendenti fino a 1.000 euro lordi all’anno (2.000 euro per i lavoratori con figli)
- esenzione dalla quota di contribuzione sociale dei dipendenti, fino a 3.000 euro all’anno, per le lavoratrici con almeno due figli
Esenzione Parziale dal Contributo Sociale per le Regioni del Sud
La Commissione Europea ha accettato la richiesta dell’Italia di estendere l'”Esenzione Parziale dal Contributo Sociale per le Regioni del Sud” per altri 6 mesi, fino al 30 giugno 2024. Tale misura prevede una riduzione del contributo sociale fino al 30% a favore dei datori di lavoro privati con sede in una delle regioni meridionali italiane (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia).
Per quanto riguarda le sentenze di rilievo se ne segnalano in particolar modo due:
Il contributo previdenziale resta dovuto sull’indennità sostitutiva del preavviso, anche se i lavoratori rinunciano al diritto all’indennità stessa
Con la sentenza 395/2024 la Cassazione ha stabilito che l’obbligo del datore di lavoro di versare i contributi previdenziali all’ente previdenziale è autonomo e distinto dall’obbligo di pagare l’indennità sostitutiva del preavviso al lavoratore. Per questo motivo, anche se un lavoratore ha validamente rinunciato al suo diritto all’indennità, il contributo previdenziale su di essa resta dovuto.
Il ragionamento della Corte è in linea con i precedenti giurisprudenziali e rappresenta un importante promemoria per i datori di lavoro, poiché le rinunce all’indennità sostitutiva del preavviso sono clausole frequenti negli accordi di conciliazione che seguono a licenziamenti individuali e collettivi.
I lavoratori possono usufruire delle ferie mentre si trovano in malattia per minimizzare il rischio di perdere il posto di lavoro per eccessive assenze
Con la sentenza dell’8 gennaio 2024, la Corte ha nuovamente affrontato il rapporto tra congedo per malattia e ferie. La Corte ha confermato la possibilità, per i lavoratori in malattia, di fruire delle ferie durante il congedo per malattia, al fine di cambiare il motivo dell’assenza dal lavoro in ferie ed evitare la perdita del posto di lavoro per eccessiva malattia. In tali casi, sebbene i lavoratori non abbiano un diritto incondizionato a usufruire delle ferie, i datori di lavoro devono bilanciare adeguatamente le esigenze aziendali, se presenti, di negare l’utilizzo delle ferie, con le esigenze dei lavoratori. Tale obbligo aziendale di bilanciare attentamente le esigenze dell’azienda e dei lavoratori non sarebbe ragionevole, d’altra parte, nei casi in cui il relativo contratto collettivo preveda altri modi, come i congedi non retribuiti, per evitare la perdita del posto di lavoro dei lavoratori malati.