Agevolazione IVA per le cessioni di beni “Anti-Covid”: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 26/E del 15 ottobre 2020, ha fornito una serie di chiarimenti aventi ad oggetto le agevolazioni IVA previste per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

L’art.124 del DL 34/2020 (“Decreto Rilancio”) prevede che per le cessioni di beni elencati al comma 1 si applichi:

  • il regime di esenzione IVA, con diritto di detrazione ex art.19 comma 1 del DPR 633/1972, se effettuate entro il 31 dicembre 2020;
  • l’aliquota IVA del 5% (comma 1ter alla Tabella A, parte IIbis, allegata al DPR 633/1972), se effettuate a partire dal 1° gennaio 2021.

In primo luogo, l’Agenzia specifica che per poter beneficiare del regime agevolativo è necessario che le cessioni dei beni elencati abbiano “finalità sanitaria” che, considerando la natura dei beni elencati, è rispettata nella generalità dei casi. Tuttavia, può accadere che uno stesso bene possa essere impiegato anche in ambiti diversi da quello sanitario (es. le soluzioni idroalcoliche): in questi casi la finalità della cessione dovrà essere desunta dalla natura dell’acquirente e dal settore di attività in cui esso opera.

La Circolare, inoltre, conferma l’ambito di applicazione generalizzato della norma:

  • da un punto di vista soggettivo, il regime agevolativo può applicarsi a “qualsiasi cedente e acquirente, nonché stadio di commercializzazione”. Possono dunque beneficiare di tale regime le importazioni e gli acquisti intra-Ue dei beni elencati nel comma 1 dell’art. 124, a prescindere dalle successive cessioni interne sino al consumatore finale;
  • da un punto di vista oggettivo, il trattamento IVA è applicabile tanto alle cessioni onerose quanto a quelle gratuite aventi ad oggetto i beni elencati dalla disposizione, ma altresì alle prestazioni di servizi ex art. 16, comma 3, del DPR 633/1972. Lo stesso trattamento è da intendersi esteso anche a tutte le operazioni accessorie alla cessione dei beni in commento.

L’Amministrazione Finanziaria, rispondendo ai quesiti presentati, specifica che:

  • nella definizione di “termometri” deve includersi qualsiasi dispositivo atto alla misurazione della temperatura corporea, pertanto anche i termoscanner;
  • nella definizione di “detergenti” sono inclusi solo i prodotti per le mani con potere disinfettante, escludendo, quindi, quelli che si limitano alla sola rimozione dello sporco;
  • nella definizione di “mascherine” sono comprese: le mascherine chirurgiche, le Ffp2 e Ffp3, a prescindere dall’uso ospedaliero. Si specifica che, rientrano nella definizione in commento anche le mascherine chirurgiche “autorizzate in deroga” dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’INAIL secondo quanto disposto dall’art.15 commi 1 e 2 del DL 18/2020. In questo caso, il produttore è tenuto ad inviare all’ISS (o INAIL) un’autocertificazione nella quale vengono attestate le caratteristiche del prodotto e il rispetto dei requisiti di sicurezza richiesti dalla normativa vigente. Rientrano, ancora, nella definizione le mascherine ricaricabili, cioè riutilizzabili perché dotate di filtro intercambiabile (anche questo se ceduto singolarmente può essere oggetto del beneficio), nel rispetto delle caratteristiche tecniche per essere certificate dalla competente autorità come DM o DPI. Sono, invece, escluse le mascherine reperibili in commercio prodotte senza il rispetto dei requisiti tecnici;
  • rientrano tra i beni oggetto dell’agevolazione i dispenser a muro per disinfettanti e anche quelli “a piantana”, che presentino elementi di ancoraggio, mentre sono esclusi quelli mobili come le semplici colonnine di cartone per poggiare il dispenser;
  • il disposto “in litri”, riferito alle soluzioni idroalcoliche, deve intendersi come unità di misura. Rientrano, quindi, nell’agevolazione non solo le confezioni maggiori o uguali ad un litro, ma anche quelle di volume inferiore, essendo rilevante solo la finalità sanitaria della cessione (lo stesso vale anche per il disposto “perossido al 3 per cento in litri”);
  • nella definizione “strumentazione per la diagnostica per COVID-19” rientrano i saturimetri (pulsossimetri e ossimetri), nonché i test sierologici.

L’Agenzia fornisce chiarimenti anche in merito all’applicazione dell’agevolazione ai soggetti che  utilizzano il meccanismo della ventilazione dei corrispettivi. Questi ultimi devono eliminare dal totale dei corrispettivi la quota degli stessi che si ritiene riconducibile alla cessione dei beni in questione e sulle quali non è stata applicata l’IVA. Nel caso al rivenditore non sia noto l’ammontare dei corrispettivi periodici relativi ai beni in commento, l’importo da espungere dal totale dei corrispettivi, prima di procedere alla determinazione dell’imposta da versare, va calcolato in proporzione alla percentuale degli acquisti relativi ai medesimi beni. Sulla restante parte dei corrispettivi lordi va scorporata l’IVA a debito relativa alle diverse aliquote con metodo di ventilazione. Qualora, invece, il rivenditore sia in grado di quantificare esattamente i corrispettivi dei beni oggetto di esenzioni, tali corrispettivi non devono influire sul calcolo della ventilazione stessa.

Da ultimo l’Agenzia spiega come deve essere compilato il quadro VP della comunicazione sulle liquidazioni periodiche: il cedente indicherà l’ammontare delle cessioni oggetto di agevolazione nel rigo VP2 (totale operazioni attive al netto IVA); il cedente indicherà l’ammontare degli acquisti nel rigo VP3 (totale operazioni passive al netto IVA).

 

 

Chiara Migliore