Accordo Cina – UE sugli Investimenti

Dopo sette anni di trattative l’Unione europea e la Cina lo scorso 30 dicembre hanno raggiunto l’intesa politica sull’ Accordo bilaterale in tema di investimenti reciproci (Comprehensive Agreement on Investment) con cui vengono fissate le linee guida generali per gli investimenti europei in Cina e cinesi in Europa, con la finalità di migliorare per entrambe le parti le condizioni di accesso ai due mercati.

Le restrizioni per le aziende europee (e straniere) che investono in Cina sono sempre state numerose: trasferimenti forzati di tecnologia, obbligo di creare joint venture con società cinesi, concorrenza di aziende statali che vivono di sussidi pubblici. L’intesa raggiunta dovrebbe rimuovere molte di queste restrizioni alle aziende europee che vogliono avviare o espandere la loro attività in Cina in alcuni settori, tra i quali quello delle auto elettriche, degli apparecchi sanitari, della chimica, dei servizi finanziari, delle costruzioni e dell’informatica.

Il Comprehensive Agreement on Investment assume una particolare importanza strategica dal momento che proprio nel 2020 la Cina è diventata il primo partner commerciale dell’Unione europea, superando gli Usa. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nei primi nove mesi dell’anno, la Cina ha aumentato le sue esportazioni verso il Vecchio Continente del 4,5%, toccando quota 280,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo il valore dei prodotti ‘made in Europe’ venduti in Cina è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, attestandosi a 144,8 miliardi.

Il commissario Ue del Commercio, Valdis Dombrovskis, definisce il raggiungimento dell’intesa UE-Cina come “il risultato più ambizioso sull’accesso al mercato, sulla parità di condizioni e lo sviluppo sostenibile che la Cina abbia mai concordato con un Paese terzo, un risultato che non va sottostimato e che giunge dopo 7 anni di discussionì”. L’Accordo, dichiara il leader cinese Xi Jinping “dimostra la fiducia e la determinazione della Cina nello sviluppo di una maggiore apertura esterna”, e dà la possibilità di ottenere “un maggiore accesso al mercato, un migliore sistema di salvaguardia” e “un brillante futuro di cooperazione”.

Le linee guida sulle quali è stata raggiunta un’intesa sono le seguenti:

  • Eliminare per gli investitori dell’UE al mercato cinese le restrizioni quantitative, i limiti azionari o i requisiti di joint venture;
  • Aumentare la trasparenza del contesto normativo, la prevedibilità e la certezza giuridica del contesto degli investimenti (con riferimento al mercato cinese, consentendo agli investitori europei di avere accesso alle informazioni che incidono sulla loro attività, ma anche dando loro l’opportunità di commentare leggi e regolamenti pertinenti, oltre a garantire procedure chiare, eque e trasparenti);
  • Stabilire garanzie per quanto riguarda il trattamento degli investitori europei in Cina e degli investitori cinesi in Europa, compresa la protezione contro il trattamento ingiusto e iniquo, la discriminazione illegale e il trasferimento senza impedimenti di capitali e pagamenti legati agli investimenti;
  • Garantire parità di condizioni perseguendo, tra le altre cose, la non discriminazione come principio generale soggetto a un numero limitato di situazioni chiaramente definite;
  • Consentire l’effettiva esecuzione degli impegni attraverso meccanismi di risoluzione delle controversie in materia di investimenti a disposizione delle parti contraenti e degli investitori.

 

Tra le questioni che avrebbero potuto rappresentare un ostacolo per l’intesa vi è stata quella del lavoro forzato. A tal proposito, l’UE ha dichiarato che la Cina si è impegnata ad implementare le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) delle Nazioni Unite che ha già ratificato e a lavorare per la ratifica delle sue convenzioni fondamentali incluse quelle sui diritti umani. Ciò nonostante, i leader europei hanno comunque ribadito le proprie preoccupazioni per quanto riguarda la questione dei diritti umani in Cina, compresa la situazione ad Hong Kong.

Sulla base di queste linee guida dovrà essere perfezionato il testo definitivo dell’Accordo che dovrà essere approvato dal Parlamento europeo. Dopodiché starà ai parlamenti dei 27 Stati membri discuterlo e ratificarlo.

Luca Condoleo