M&A e Private Equity in Europa: tendenze e previsioni per il mercato nel terzo trimestre 2025
Il mercato M&A e Private Equity in Europa nel terzo trimestre 2025 prosegue la fase di consolidamento osservata dall’inizio dell’anno. Gli investitori mantengono un approccio cauto e selettivo a causa dei tassi di interesse elevati, incertezze geopolitiche e valutazioni ancora distanti tra acquirenti e venditori.
I professionisti europei di Andersen che si occupano di M&A hanno mappato i trend di settore e rilevato che tra luglio e settembre sono state concluse 3.571 operazioni di M&A per 201,7 miliardi di euro e 1.160 operazioni di Private Equity per 51,3 miliardi.
Si tratta di volumi inferiori rispetto agli anni precedenti, ma il valore complessivo resta sostenuto da un numero limitato di deal di grandi dimensioni.
Questa combinazione di minore frequenza e maggiore qualità conferma una tendenza ormai strutturale del mercato che già si era osservata nei mesi scorsi: gli operatori privilegiano transazioni ad alto impatto strategico, in grado di creare valore nel medio-lungo periodo, anche a costo di rinunciare alla quantità.
Regno Unito, Paesi Bassi e Germania guidano il settore M&A e PE
Il Regno Unito si conferma il primo mercato europeo per numero e valore delle operazioni, con 648 deal per oltre 50 miliardi di euro.
I Paesi Bassi salgono al secondo posto (33 miliardi, 164 operazioni), superando Francia e Italia, grazie alla presenza di alcune acquisizioni di grande dimensione.
La Germania consolida il proprio ruolo di polo industriale e finanziario, con 381 operazioni per 32,3 miliardi di euro.
L’Italia, pur con 404 operazioni per 14,9 miliardi, scende nel ranking complessivo, mentre la Francia si attesta su livelli simili.
Tra i mercati emergenti, spiccano Irlanda, Repubblica Ceca e Romania, capaci di attrarre investitori interessati a settori innovativi come infrastrutture, energia e digitale, grazie anche a contesti fiscali e regolatori più favorevoli.
Energia, tecnologia e healthcare trainano le operazioni in Europa
Nel mercato M&A europeo, la selettività si riflette chiaramente nella distribuzione settoriale delle operazioni.
Il comparto Energy & Power si posiziona in cima alla classifica per valore, con 37,2 miliardi di euro, superando i servizi finanziari (35,2 miliardi) e la sanità (30 miliardi).
Per numero di operazioni, invece, la tecnologia mantiene il primato con oltre 660 deal e un valore di 26 miliardi, seguita dai comparti industriale e consumer staples.
La crescita del settore dei beni di consumo essenziali – alimentare, bevande, prodotti per la casa – testimonia la ricerca di investimenti difensivi, capaci di garantire stabilità anche in fasi di rallentamento economico.
Al contrario, il real estate arretra, penalizzato dall’aumento dei costi di finanziamento e dalle minori prospettive di rendimento nel breve periodo.
Nel complesso, il mercato M&A del 2025 si caratterizza per una netta polarizzazione: da un lato operazioni di alto valore strategico, dall’altro una riduzione delle transazioni di piccola scala, soprattutto nel mid-market.
Qualità, infrastrutture e transizione energetica nel Private Equity
Il mercato del Private Equity in Europa mostra una dinamica simile a quella dell’M&A.
Nel terzo trimestre 2025, il valore complessivo delle operazioni è salito a 51,3 miliardi di euro, con un forte recupero a settembre dopo il rallentamento estivo.
Anche in questo caso, la crescita del valore è trainata da un numero limitato di transazioni di grandi dimensioni, segno di un approccio selettivo e disciplinato da parte dei fondi.
La Germania guida la classifica per valore (17,4 miliardi di euro, 188 operazioni), seguita dal Regno Unito (14 miliardi, 362 deal) e dalla Francia (13,3 miliardi, 95 deal).
Il capitale resta concentrato in Europa occidentale, mentre nei Paesi dell’Europa centrale e orientale l’attività è più frammentata ma in crescita.
A livello settoriale, il private equity conferma la leadership delle utilities, che con 17,1 miliardi di euro rappresentano circa un terzo del valore totale. Seguono tecnologia (7 miliardi, 527 operazioni) e healthcare (2,2 miliardi, 153 deal).
L’interesse verso infrastrutture, energia rinnovabile e modelli digital-first continua a essere sostenuto, mentre settori più ciclici come il retail e i materiali di base restano marginali.
Un ruolo crescente è svolto dal private credit, che si afferma come alternativa ai finanziamenti bancari tradizionali e consente di sostenere operazioni mid-market in un contesto di tassi ancora elevati.
I fattori che influenzano il mercato M&A e PE europeo
L’andamento del mercato M&A e Private Equity in questi mesi del 2025 è stato condizionato da alcuni fattori chiave:
- Finanziamenti più costosi: l’aumento dei tassi limita la leva finanziaria e rende più selettive le strategie di acquisizione.
- Valutazioni disallineate: la distanza tra aspettative di venditori e acquirenti rallenta le negoziazioni, spesso risolte tramite earn-out o strutture ibride.
- Contesto geopolitico e regolatorio: nuove tariffe commerciali, maggiore vigilanza antitrust e normative europee (AI Act, CSRD) complicano i processi di chiusura, favorendo i player con governance più robuste.
- Preferenza per la resilienza: gli investitori concentrano le risorse su settori stabili e ad alto potenziale di lungo periodo – energia, infrastrutture digitali, sanità, beni di consumo primari.
Prospettive per il quarto trimestre 2025
Le previsioni per il quarto trimestre 2025 indicano un mercato stabile, con volumi ancora inferiori ai livelli pre-2022 ma sostenuti da deal strategici di grande valore.
Si prevede una graduale ripresa del mid-market nel 2026, favorita dall’adattamento alle nuove condizioni di finanziamento e da una maggiore convergenza sulle valutazioni.
Investitori e imprese privilegiano la qualità rispetto alla quantità, orientando le operazioni verso modelli sostenibili, digitalizzati e coerenti con i principi ESG.
In sintesi si può dire che il 2025 si chiuderà con un mercato M&A e Private Equity europeo selettivo ma vivace, in cui la capacità di individuare target strategici e di lungo periodo sarà il principale fattore competitivo per imprese e fondi d’investimento.