IP, ICT & data insights – settembre 2025
In questa seconda edizione della Newsletter “IP, ICT & Data Insights”, i professionisti della Service Line europea di Andersen Italia che si occupano di Data Protection & IP approfondiscono i principali aggiornamenti normativi del 2025 in materia di protezione dei dati personali, cybersecurity, e proprietà intellettuale.
Il recepimento della direttiva NIS2
Paola Finetto, la nostra professionista esperta per l’Italia in ambito Data Protection & Cybersecurity, ha analizzato il D.Lgs. n. 138/2024, di recepimento della Direttiva europea 2022/2555 (meglio conosciuta come NIS2), con particolare riguardo ai soggetti a cui la norma è destinata e agli obblighi previsti dalla normativa.
L’ambito di applicazione soggettivo
Il Decreto, che ha come obiettivo il miglioramento della capacità di risposta e di resilienza agli attacchi di cybersicurezza, trova infatti applicazione sia nei confronti dei soggetti pubblici che di quelli privati che operano nei settori ad Alta Criticità di cui all’allegato I (ovvero nel settore Energia, Trasporto, Bancario, Infrastrutture dei mercati finanziari, sanitario, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, Gestione dei servizi TIC (business-to-business), Pubblica amministrazione e Spazio) e alle imprese che svolgono attività qualificata come critica dall’allegato II (tra i quali il settore di poste e corrieri, alimentare, etc.).
Ulteriori tipologie di soggetti a cui si applica il decreto sono state esemplificate negli allegati III e IV.
Gli obblighi previsti dalla normativa per rafforzare la sicurezza informatica
Oltre a registrarsi sulla piattaforma on line messa a disposizione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) entro il 28 febbraio 2025, i soggetti che rientrano nell’ambito di applicazione sono tenuti a adottare un sistema di governance adeguato, una struttura informatica interna e delle procedure, per evitare sanzioni amministrative che possono arrivare fino allo 0,1% del fatturato mondiale annuo.
Ciò si traduce principalmente nell’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate per la gestione dei rischi per la sicurezza informatica, ovverosia di misure minime che includano, a titolo esemplificativo, politiche di cybersecurity e incident response plan, gestione delle vulnerabilità, sicurezza della supply chain, e l’uso della crittografia nonché nella definizione di procedure per la notifica degli incidenti che possono avere un impatto significativo sulla fornitura dei servizi.
Il decreto ministeriale in materia di marchi storici
Emanuele Sacchetto, professionista esperto nell’ambito della proprietà intellettuale e industriale, ha analizzato il decreto pubblicato nell’ottobre 2024 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, finalizzato alla protezione e alla continuità d’uso dei marchi di speciale interesse nazionale, espressione dell’eccellenza produttiva e culturale del Paese, che rischierebbero altrimenti di scomparire per via del mancato utilizzo da parte dei titolari originari.
L’ambito di applicazione e le modalità di tutela previste dalla norma
Il decreto si applica ai marchi registrati o utilizzati da almeno 50 anni, dotati di particolare notorietà e legati a imprese italiane di eccellenza. Il provvedimento prevede due modalità di tutela: da un lato, l’acquisizione gratuita da parte del Ministero dei marchi non più utilizzati dai loro titolari, su segnalazione delle imprese che intendono cessare la propria attività; dall’altro, la possibilità per il Ministero di ottenere la dichiarazione di decadenza per mancato uso protratto per almeno cinque anni, per poi procedere alla nuova registrazione degli stessi marchi.
L’obiettivo della normativa
I marchi così acquisiti saranno concessi in licenza gratuita dal Ministero a imprese che intendano investire in Italia, selezionate sulla base di progetti valutati per solidità, capacità occupazionale e impatto sul tessuto produttivo locale. L’obiettivo del decreto è duplice: da un lato, preservare il valore economico e simbolico dei marchi storici italiani; dall’altro, incentivare gli investimenti e promuovere lo sviluppo industriale nazionale nel rispetto del patrimonio identitario del Made in Italy.