Economia globale e finanza d’impresa: mercati, politiche monetarie e strategie di leverage buyout

La nuova edizione della Newsletter trimestrale, curata dalla Business Unit di Corporate Finance Advisory di Andersen in collaborazione con BEA Finance, è articolata in due sezioni.

La prima sezione (Quarterly Market Update), a cura di Bea Finance, offre un’analisi aggiornata dei principali trend macroeconomici globali, dell’evoluzione delle politiche monetarie e delle dinamiche di mercato che stanno influenzando decisioni di investimento e strategie industriali per il 2025-2026.
L’obiettivo è fornire un quadro chiarificatore delle forze economiche e geopolitiche in movimento, integrando l’andamento dei mercati finanziari con indicatori reali, scenari di crescita e una valutazione puntuale dei rischi e delle opportunità per imprese e investitori.

La seconda sezione (Corporate Finance Topics), a cura della BU di Corporate Finance Advisory coordinata da Cesare Conti, propone un’analisi empirica e alcune riflessioni sulle leve di creazione di valore delle operazioni di leverage buyout, che prevedono l’acquisizione di una società target tramite un mix di equity e debito, con il rimborso del debito effettuato attraverso i flussi di cassa generati dall’azienda acquisita.

 

Il quadro macroeconomico globale: crescita costante ma fragile

Il quadro macroeconomico internazionale registra un leggero miglioramento rispetto ai mesi precedenti, con traiettorie differenziate tra Stati Uniti, Asia ed Europa.
Negli Stati Uniti, la crescita prevista per il 2026 è stata rivista al rialzo all’1,9%, grazie all’effetto combinato della politica fiscale espansiva, del riassetto delle catene del valore e di una strategia industriale orientata alla sicurezza nazionale. L’inflazione è attesa in calo verso fine 2026, ma il potere d’acquisto delle fasce a reddito più basso rimane sotto pressione, con possibili effetti sulla domanda interna.

A livello geopolitico, Washington intensifica la propria presenza in America Latina, dove il near-shoring e la competizione con la Cina per materie prime strategiche stanno ridisegnando le mappe industriali. La tregua commerciale raggiunta al vertice di Busan con la Cina riduce i rischi di escalation, pur confermando l’obiettivo strategico di un graduale disaccoppiamento sulle tecnologie critiche.

In Asia, la Cina punta su intelligenza artificiale, semiconduttori, robotica avanzata, fusione e software industriale come assi del nuovo piano quinquennale. La crescita attesa al 4,3% nel 2026 sarà sostenuta dai consumi e da misure fiscali mirate, mentre la regione ASEAN consolida il proprio ruolo di contrappeso commerciale al blocco americano. L’India mantiene la propria politica di accordi bilaterali, scontando l’effetto dei dazi USA ma beneficiando di crescenti investimenti esteri nel digitale.

L’Europa, superata la fase più critica del negoziato commerciale con gli USA, è attesa crescere dell’1,4% nel 2026. Germania e Spagna mostrano segnali di ripresa, sostenuti dalla domanda interna, dal miglioramento del potere d’acquisto e da condizioni di credito più favorevoli.

 

Le politiche monetarie: divergenze crescenti tra Fed, BCE, BoJ e PBOC

Il trimestre evidenzia una crescente divergenza tra le principali banche centrali.
La Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 punti base portandoli al 4%, ma ha segnalato un approccio prudente sui prossimi interventi, facendo risalire i rendimenti dei Treasury e rafforzando il dollaro. La riduzione della duration media del portafoglio Fed contribuirà a mantenere più volatile la parte lunga della curva, in un contesto di deficit pubblico elevato.

La BCE mantiene i tassi fermi al 2%, sostenuta da dinamiche salariali stabili, inflazione in calo e costi energetici più contenuti. Una riduzione dei tassi sarebbe possibile solo in presenza di un rallentamento significativo della crescita o di pressioni disinflazionistiche più marcate.

La Bank of Japan conferma i tassi allo 0,5%, ma segnali più hawkish lasciano aperta la possibilità di un rialzo entro fine anno. Lo yen resta debole, sostenendo export e utili corporate.

La PBOC procede su una linea espansiva: riattiva il programma di acquisto di titoli di Stato e prepara un possibile taglio del coefficiente di riserva delle banche per sostenere credito ed economia reale.

 

Tassi e valute: dollaro stabile, euro in range, yuan in rafforzamento

Le decisioni delle banche centrali si riflettono su tassi e cambi.
Negli USA la curva dei rendimenti si sta avviando verso una graduale risalita, mentre in Europa i movimenti restano più contenuti, con un Bund stabile tra 2,5% e 2,8%. Il dollaro potrebbe rafforzarsi marginalmente nei prossimi mesi, mantenendo il cambio EUR/USD in un range 1,15–1,18.

Lo yen rimane debole per effetto della divergenza monetaria, mentre lo yuan cinese si sta rafforzando, sostenuto dalla crescente denominazione in valuta locale dei contratti su materie prime e dall’emissione di bond in renminbi da parte di diversi Paesi.

 

Italia ed Europa: la sfida delle riforme strutturali

Per l’Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e rapporto Draghi indicano la necessità di completare l’Unione dei mercati dei capitali, accelerare sugli investimenti tecnologici ed eliminare le barriere interne che limitano la competitività. Senza interventi, il debito pubblico dell’area potrebbe raddoppiare in dieci anni.

In Italia, la fine del PNRR nel 2026 apre un rischio di “fiscal cliff”, mitigato solo in parte dalla rimodulazione delle risorse al 2027. Serve una pianificazione pluriennale degli investimenti strategici per attrarre capitale privato e sostenere crescita e produttività.

 

Reporting season: utili in miglioramento negli USA, Europa in ripresa, Asia in accelerazione

La stagione delle trimestrali mostra un quadro complessivamente positivo.
Negli Stati Uniti gli utili dell’S&P 500 crescono del 15%, superando ampiamente le attese, con margini in miglioramento e forte contributo della tecnologia e dell’AI. In Europa gli utili per azione salgono del 6,9% grazie alla resilienza dei margini, mentre lo Stoxx 600 tratta ancora con uno sconto significativo rispetto agli USA.

In Giappone quasi il 60% delle società supera le attese, sostenute da yen debole e domanda legata all’AI. In Cina cresce l’EPS (+11,6% nel terzo trimestre), con materiali e tecnologia in forte accelerazione.