M&A e Private Equity in Europa: il quadro del secondo trimestre 2026
Tra aprile e giugno 2026 in Europa sono state annunciate fusioni e acquisizioni per 262,5 miliardi di euro, distribuite su 3.315 operazioni. A queste si aggiungono gli investimenti del private equity — i fondi che comprano partecipazioni in aziende per farle crescere e poi rivenderle — per altri 30,6 miliardi. Sono le cifre dell’ultimo European Corporate Insight, l’analisi trimestrale curata dal team europeo Corporate & M&A di Andersen.
Il mercato non si è fermato, ma è diventato molto più selettivo. Si fanno meno operazioni, e quelle che si fanno sono sempre più grandi.
Meno operazioni, ma più grandi
Il numero di transazioni cala ormai da un anno: a giugno 2026 se ne contavano 972, il minimo degli ultimi dodici mesi, quando nell’estate del 2025 si superavano le 1.900 al mese. Il valore complessivo, però, tiene: marzo 2026 è stato il mese migliore del periodo, con 163,8 miliardi di euro.
La spiegazione è che gli investitori hanno smesso di comprare “in quantità” e concentrano il capitale su poche operazioni considerate davvero strategiche. Chi mette sul mercato un’azienda solida e ben posizionata trova compratori senza difficoltà; chi chiede un prezzo fuori misura resta in attesa.
Regno Unito Germania e Italia sono i paesi dove si concentra il mercato
Regno Unito: 76,7 miliardi di euro con 523 operazioni
Germania: 60,6 miliardi con 380 operazioni
Italia: 40,3 miliardi con 415 operazioni
Un caso a parte è l’Irlanda: appena 66 operazioni ma 21,7 miliardi di valore, il segno di pochissimi accordi di dimensioni enormi. La Spagna, al contrario, è vivace per numero di operazioni (252) ma con valori contenuti: lì il mercato vive di aziende medio-piccole.
I settori più attivi in Europa
Finanza: 54,1 miliardi, il settore che vale di più, spinto dalle grandi aggregazioni in corso
Industria: 49,4 miliardi e 619 operazioni
Tecnologia: 35,9 miliardi e 630 operazioni, il numero più alto in assoluto
Immobiliare: 31,6 miliardi, uno dei trimestri più vivaci degli ultimi anni
Energia e sanità: 17,8 e 16,6 miliardi, sostenute dalla transizione energetica e dalla domanda di servizi essenziali
Il private equity si mantiene selettivo
Anche i fondi seguono la stessa logica, in modo ancora più netto. Il Regno Unito da solo assorbe oltre il 40% del capitale investito in Europa (12,5 miliardi), e tre settori — tecnologia, sanità e industria — raccolgono circa tre quarti del totale.
Colpisce il dato dell’energia: 2,95 miliardi investiti in sole 12 operazioni. Significa che i fondi stanno comprando grandi infrastrutture legate alla transizione energetica, non tante piccole aziende.
L’Italia: la finanza traina, il mid-market tiene
L’Italia è terza in Europa per valore e seconda per numero di operazioni, davanti alla Germania. Dietro questi numeri si leggono tre tendenze:
- Il consolidamento finanziario guida il mercato: le operazioni nel settore finanziario valgono 35,4 miliardi, quattro volte quelle di un anno fa. È qui che si concentra gran parte del valore italiano del trimestre.
- Le aziende di media dimensione sono la vera costante: 415 operazioni raccontano un flusso continuo di acquisizioni industriali e tecnologiche che va avanti anche senza grandi titoli sui giornali.
- Il private equity ha ampio spazio di crescita: i fondi hanno investito in Italia solo 412 milioni nel trimestre. Poco, ma i settori su cui puntano in Europa — energia, manifattura, sanità — sono proprio quelli in cui il Paese ha più da offrire. Più che un limite, un potenziale ancora inespresso.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Le previsioni per la seconda metà del 2026 sono moderatamente positive: l’attività dovrebbe rafforzarsi, ma in modo graduale e non uniforme. Tre fattori decideranno il ritmo:
- Il costo del denaro: dopo il rialzo dei tassi deciso dalla BCE a giugno, finanziare le operazioni resta più caro, soprattutto per quelle di media dimensione
- La distanza sui prezzi: venditori e compratori hanno ancora aspettative lontane, ed è il principale motivo per cui molte trattative si arenano
- Regole e geopolitica: controlli più severi e tensioni internazionali allungano le verifiche e i tempi di chiusura
Sullo sfondo restano i temi destinati a muovere il capitale nei prossimi anni: l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, i settori “difensivi” come sanità ed energia, e la tendenza delle imprese a comprare e vendere non solo per crescere, ma per riorganizzare il proprio perimetro di attività.
I paesi da tenere d’occhio
Fuori dal podio, il report segnala quattro mercati in ascesa: Irlanda, Svezia, Danimarca e Finlandia. Contesti stabili, ecosistemi innovativi e una presenza forte nei settori che oggi attirano più capitale: tecnologia, scienze della vita, energie rinnovabili e manifattura avanzata.
