IA & trasparenza: un binomio imprescindibile
Compliance & Risk Management | settembre 2026
La trasparenza costituisce da tempo un presidio essenziale nell’ordinamento europeo, dalla protezione dei dati personali alla tutela dei consumatori. Con l’AI Act, tuttavia, assume una funzione specifica: ridurre l’asimmetria informativa creata dall’opacità di molti sistemi di intelligenza artificiale. In questo numero della Newsletter Compliance & Risk Management, i professionisti delle Service Line 231/Privacy di Andersen hanno approfondito il rapporto tra il principio di trasparenza e l’utilizzo di sistemi di IA al fine di evidenziare l’importanza, sempre più crescente, di adottare presidi di compliance in grado di mitigare i rischi derivanti dall’utilizzo di tali sistemi, rafforzando così la propria governance.
AI ACT: gli obblighi di trasparenza a carico di imprese e professionisti
Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi previsti dell’art. 50 dell’AI ACT. A differenza degli obblighi previsti per i sistemi ad alto rischio, essi dipendono dalle caratteristiche e dall’uso del sistema. I fornitori di sistemi destinati a interagire direttamente con le persone devono informarle che stanno interagendo con un’IA, salvo che ciò sia evidente. I fornitori di sistemi generativi devono inoltre rendere gli output sintetici rilevabili in formato leggibile dalla macchina. Specifici doveri ricadono anche sui deployer: chi utilizza sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte; chi diffonde deepfake o determinati testi di interesse pubblico generati dall’IA deve dichiararne l’origine artificiale, fatte salve le eccezioni previste.
Non tutti, dunque, sono soggetti agli stessi adempimenti. Per imprese e professionisti il primo passo è individuare il proprio ruolo, fornitore o deployer, e mappare sistemi, output e destinatari. La trasparenza diventa così un obbligo operativo: sapere chi fa cosa, verso chi e con quali modalità.
Disciplinare l’uso dell’IA in azienda con il Codice Etico
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nei processi aziendali, offrendo nuove opportunità di efficienza e innovazione, ma introducendo al contempo rischi inediti: dalla gestione dei dati personali e delle informazioni riservate fino all’utilizzo improprio degli strumenti di IA da parte dei dipendenti.
In questo scenario, il Codice Etico può rappresentare uno degli strumenti attraverso cui l’impresa definisce i principi e le regole fondamentali per un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale.
Esso può individuare alcuni principi generali di condotta, cui dovranno poi dare concreta attuazione policy, procedure e istruzioni operative. Tra questi, ad esempio, la trasparenza nell’utilizzo dell’IA, il divieto di inserire informazioni confidenziali in strumenti non autorizzati, la verifica umana degli output e il divieto di utilizzare l’IA per finalità illecite o discriminatorie.
Il Codice Etico può inoltre richiamare espressamente la necessità di utilizzare esclusivamente strumenti di IA approvati dall’azienda, divenendo vera “cornice” di governance dell’IA, capace di orientare i comportamenti individuali e rafforzare la cultura della compliance, in coordinamento con il sistema di procedure, controlli e responsabilità aziendali.
Obbligo di informazione per riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica
Chi impiega sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica nell’ambito della propria attività deve informare preventivamente le persone fisiche esposte del funzionamento del sistema e deve trattare i dati personali nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati (GDPR).
In termini operativi, diviene quindi fondamentale mappare i suddetti sistemi di IA in uso (ad es. varchi di accesso e controllo presenze, contact center con analisi vocale del tono, retail analytics sui volti dei clienti), qualificando il proprio ruolo (fornitore o deployer o entrambi). Inoltre, è opportuno verificare se il sistema è soggetto al divieto di cui all’art. 5: dal 2 febbraio 2025 sono vietati il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e negli istituti di istruzione (salve le finalità mediche o di sicurezza) e la categorizzazione biometrica diretta a dedurre dati sensibili.
Se i sistemi utilizzati non sono soggetti a divieto, è necessario rendere un’informativa in modo chiaro e distinguibile, al più tardi al momento della prima esposizione. Sebbene gli obblighi per i sistemi ad alto rischio siano slittati al 2 dicembre 2027 (Digital Omnibus), la violazione degli obblighi di trasparenza espone già a sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo. Utile quindi verificare le informative adottate e rivedere le clausole contrattuali presenti nei contratti con i fornitori.
Il valore aggiunto del Risk Manager nella governance dell’IA
La gestione del rischio entra spesso in azienda quando il danno si è già manifestato o il pericolo è evidente. Con l’IA, però, attendere significa arrivare tardi: siamo in una fase esplorativa, nella quale opportunità e conseguenze evolvono insieme.
Il Risk Manager assume un ruolo pionieristico: ricercare, comprendere e anticipare, perché a grandi capacità possono corrispondere impatti altrettanto rilevanti.
Il metodo resta quello del risk assessment: identificazione, analisi e valutazione dei rischi, cui segue il risk treatment. Contenuti discriminatori, output produttivi non verificati o divulgazione di dati riservati sono rischi diversi, ma interconnessi.
La disponibilità limitata di dati storici rende difficile stimare probabilità e impatto, ma occorre costruire una mappa dei rischi e confrontare il rischio residuo con il risk appetite. Un errore non critico può essere tollerabile se meno frequente di quello umano; non lo è un’esposizione a violazioni dei dati o attacchi informatici. Il valore aggiunto del Risk manager emerge nella formulazione di un piano per il trattamento del rischio. Diviene quindi fondamentale definire strumenti GenAI autorizzati, linee guida e procedure interne, misure tecniche per garantire la sicurezza dei dati, oltre a formare il personale in materia di IA e informare il management. Non semplici divieti, ma strumenti concreti che trasformino il rischio in adozione consapevole e l’IA in valore per l’impresa.
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