Decreto Omnibus 2025: introduzione dell’IVA al 5% per il settore artistico

Con l’approvazione del Decreto Omnibus del 20 giugno 2025, il legislatore italiano ha introdotto una misura fiscale di rilievo per il mercato dell’arte, recependo a livello operativo quanto già previsto a livello normativo dal D.Lgs. 180/2024 e in linea con la Direttiva UE 2022/542. In particolare, l’art. 8 del decreto stabilisce l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 5% alle cessioni e alle importazioni di opere d’arte, oggetti da collezione e d’antiquariato, ridefinendo così il trattamento fiscale del comparto artistico-culturale. Si attende ora la ratifica da parte del parlamento affinché la disposizione entri a tutti gli effetti in vigore.

Si tratta di una disposizione particolarmente attesa da galleristi, mercanti, artisti e operatori del settore, che da anni sollecitavano un intervento volto ad armonizzare la disciplina italiana con quella vigente in altri Paesi europei. Attualmente, infatti, in Francia vige un’IVA del 5,5%, in Germania il 7% e nei Paesi Bassi il 9%, mentre l’Italia fino a oggi applicava un’aliquota ordinaria del 22%, fatta salva la riduzione al 10% per le vendite effettuate direttamente dagli autori o dai loro eredi.

Con questo intervento, il nostro Paese si posiziona in modo più competitivo sul piano internazionale, agevolando l’acquisto, l’importazione e la circolazione delle opere d’arte e favorendo l’ingresso di capitali nel settore culturale.

Mercato dell’arte e regime del margine

È importante precisare che la nuova aliquota ridotta si applica alle cessioni effettuate da soggetti passivi IVA – tra cui gallerie, case d’asta, mercanti d’arte – ma anche alle vendite da parte di artisti e loro eredi, nonché alle importazioni di beni artistici provenienti dall’estero.

Resta confermata, tuttavia, la possibilità di optare per il regime del margine, introdotto in Italia con la legge n. 85/1995 e tuttora valido. Tale regime prevede una tassazione limitata (con applicazione dell’aliquota IVA ordinaria al 22%) al solo differenziale tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto, evitando fenomeni di doppia imposizione nei passaggi successivi alla prima immissione del bene nel circuito commerciale.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 177/E del 22 giugno 1995 ha chiarito che il regime del margine ha la funzione di tutelare le rivendite di beni usati, opere d’arte e oggetti da collezione, evitando una tassazione piena su ogni passaggio commerciale. Anche alla luce della nuova disciplina IVA, tale regime continua a trovare applicazione, offrendo una flessibilità fiscale rilevante per gli operatori.

Il regime del margine continua pertanto ad essere applicabile a condizione che il gallerista non importi o acquisti da un altro gallerista (o artista) che abbia già fruito dell’aliquota IVA agevolata al 5%: in questa eventualità, il regime del margine non potrà essere applicato. Considerata l’alternanza tra IVA al 5% e margine, resta ferma la facoltà per ciascun gallerista di valutare il regime fiscale per lui più conveniente.

Come cambia la fiscalità sull’arte

Nel dettaglio, l’art. 8 del Decreto Omnibus prevederebbe, a partire dalla data di entrata in vigore, l’applicazione dell’aliquota IVA al 5% per le seguenti operazioni:

  • cessione di opere d’arte da parte di soggetti passivi IVA, comprese gallerie, mercanti e case d’asta
  • vendita di opere realizzate da artisti viventi o da loro eredi o aventi causa
  • importazione di oggetti d’arte, da collezione e d’antiquariato, tra cui rientrano, ad esempio, francobolli, monete rare, manoscritti e libri antichi

In sintesi, l’aliquota del 5% si applica a tutte le importazioni, alle cessioni effettuate direttamente dagli artisti o dai loro eredi, nonché alle vendite dei rivenditori che non aderiscono al regime del margine.

La finalità è quella di armonizzare il regime italiano con i sistemi fiscali degli altri Paesi dell’Unione Europea,

Una svolta per il mercato dell’arte

La riforma è stata accolta con favore da gran parte del comparto culturale e artistico, che da tempo richiedeva un intervento capace di incentivare gli investimenti e favorire la competitività del sistema italiano. La riduzione dell’aliquota dal 22% al 5% è destinata ad avere effetti significativi, tra cui:

  • maggiore competitività per le gallerie e gli operatori italiani, che potranno allinearsi alle condizioni offerte da mercati europei più attrattivi (in Europa, solo Cipro, Malta e il Regno Unito applicano il 5%, ma esclusivamente sulle importazioni)
  • aumento dell’attrattività per i collezionisti internazionali, incentivati a effettuare acquisti in Italia grazie a un carico fiscale sensibilmente ridotto
  • sostegno al mecenatismo e agli investimenti culturali, con potenziali ricadute positive sull’economia creativa e sul tessuto produttivo collegato al mondo dell’arte, attualmente in fase di contrazione

Con l’IVA al 5% l’Italia rafforza la sua posizione nel panorama artistico internazionale

In conclusione, con l’introduzione dell’IVA al 5% per le opere d’arte e gli oggetti da collezione rappresenta una svolta normativa di rilievo e si pone in linea con gli orientamenti europei in materia fiscale e mira a rafforzare il ruolo dell’Italia come hub culturale ed economico nel settore artistico internazionale.

Per gallerie, collezionisti, operatori professionali e soggetti passivi IVA coinvolti nella commercializzazione di opere d’arte, questa novità legislativa impone una rivalutazione delle strategie operative e fiscali.